Alton Ellis

•16 aprile 2010 • 1 commento

Nato nel 1938 a Kingston in Jamaica e cresciuto nel ghetto di Trenchtown, proprio dove Bob Marley qualche hanno dopo avrebbe iniziato a diffondere la sua musica,Alton Ellis intraprende la sua carriera verso la fine degli anni ’50 duettando con Eddie Parkins sotto la produzione di Clement Coxsone Dodd ed il suo “studio one”(dove in quegli anni lavorava Lee Perry).

Finita quest’esperienza, Alton forma un trio vocale chiamato The Flames ed incide la mitica “Dance Crasher” più un’altra manciata di singoli come “Cry Tough” e “The preacher” nei cui testi traspare una forte critica alla violenza dei Rude Boys nelle dancehall jamaicane e ai gruppi che esaltavano gli atteggiamenti dei giovani rudies (in una intervista apparsa in rete Alton ricorda come dopo l’uscita di queste canzoni subì tentativi di aggressione da parte di qualche giovane armato di coltello). Eccovi la versione originale della ben nota Dance Crasher:

Nel 1966 pubblica “Girl I’ve got a date” dal ritmo più rallentato, forse il primo vero pezzo dalle caratteristiche spiccatamente rocksteady; nella primavera dello stesso anno pubblica “Rocksteady” il pezzo che ha dato il nome al genere musicale in voga dalla stagione ’66 al ’68 prima dell’avvento del reggae.

E’ sicuramente con questo genere musicale che il timbro vocale caldo e profondo di Alton si esalta. Dopo alcune produzioni con la Tresure Isle di Duke Reid, Mr Rocksteady torna ad incidere per “Coxsone” Dodd, con il quale intraprende un tour in UK e pubblica “Alton Ellis sings rock and soul”, una raccolta di classici del rocksteady classificabile sicuramente tra i suoi migliori lavori mai usciti.

Nel 1971 si trasferisce in UK dove continua per tutto il decennio a incidere e produrre, diventando uno dei nomi di punta della scena lover’s rock. Da segnalare i revival delle sue canzoni del periodo rocksteady sulle cui basi si sono esercitati tutti i grandi toaster(cioè i primi djs) della Jamaica come U-Roy e Dillinger fino ad arrivare ai dj dei giorni nostri che usano spesso basi di quell’epoca riviste in chiave moderna.

Ultimamente si è spesso scagliato contro la violenza e la volgarità delle nuove liriche jamaicane dichiarando:

“I don’t like them copying the American style and going on about bling and guns and other foolishness. You understand how much the mentality swing in Jamaica? The whole thing swing. Because the aggression take over, and the violence take over. Pure sex business and violence. Gun and all them things. But I don’t know. Who am I to change it? It’s the youth who make the changes. And I accept the changes in reggae. It’s only that I want them to clean it up, do you understand? My message is very simple and universal, not very intellectual, but humane. Just love each other and live!”

Nel 2007 interrompe la sua attività dopo che gli viene diagnosticato un tumore. Lascia la moglie e oltre 20 figli.

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King Tubby

•16 aprile 2010 • 2 commenti

OsbourneRuddock nasce a Kingston nel Gennaio ‘41 e muore nel Febbraio ’89. E’ ritenuto senza dubbio l’inventore della musica Dub, grazie alla sua ricerca e sperimentazione dell ambito del Sound Engineering durante gli anni ’60 e ’70.

Nel 1968 lavora come incisore presso la Duke Reid, e in quell’occasione ebbe l’opportunità di metter mano a canzoni di genere Ska, Reggae e RockSteady, rimanendo dall’altra parte del mixer. Cominciò col rimuovere la traccia vocale dalle canzoni e si rese conto che, adeguatamente mixate, potevano funzionare anche senza parole.

La canzone che ho inserito qua sopra è un chiaro esempio di come King Tubby sfrutti effetti di fase, echi e riverberi per enfatizzare alcune parti di una canzone. Questa capacità di saper lavorare molto bene dietro al mixer gli procura un’enorme fama in Jamaica e decide così di aprire la sua casa di produzione che si costruisce da solo a partire da vecchie apparecchiature.

Nasce così nel ghetto di Kingston Town il genere Dub: a partire da apparecchiature costruite con parti di vecchi macchinari, facendo entrare dei pezzi nel multi traccia di King Tubby il quale li dubbava con assoluta maestria.

L’artista muore a causa di un colpo di arma da fuoco sparato il 6 Febbraio 1989 davanti casa sua. Alcuni sostengono si sia ribellato a un tentativo di rapina, altri vogliono che la sua morte sia stata comandata da qualcuno tra i vertici delle fazioni politiche che in quegli anni si facevano guerra armata tra le strade della capitale Jamaicana.

Ramones

•16 aprile 2010 • 1 commento

Quest’oggi andiamo a parlare della band piu’ sfortunata di tutti i tempi i Ramones. Definisco questa band in questo modo perche tre quarti della band sono morti dal 2001 al 2004. Joey Ramone considerato da molti il fondatore del movimento punk mori’ nel 2001 per un tumore al sistema linfatico, Dee Dee Ramone mori’ nel 2002 per un overdose di eroina, Johnny Ramone mori’ nel 2004 per un cancro alla prostata, l’unico superstite tra i fondatori del gruppo e’  Tommy Ramone. Tra i membri ancora in vita c’e’ anche Marky Ramone che sostitui’  Tommy alla batteria e rimase ne gruppo fino al suo scioglimento nel 1996.

Nei loro 22 anni di carriera i Ramones non ottennero un notevole successo commerciale. I loro unici dischi d’oro sono stati la raccolta Ramones Mania ed il DVD del 2004. L’apprezzamento per il gruppo crebbe dopo che alcune riviste come Rolling Stone inserirono la band al sesto postro tra le migliori Rock and Roll Band. Nel 2002 la rivista Spin Magazine ha descritto i Ramones come la seconda più grande band rock and roll della storia, dopo i Beatles. Il 18 marzo 2002 i Ramones entrarono nella Rock and Roll Hall of Fame.

I Ramones si sentivano una famiglia, il fatto di vestirsi tutti uguali e di adottare un cognome comune aveva creava in loro un senso di appartenenza a un nucleo familiare che non avevano mai avuto. Tra di loro si sentivano fratelli, quindi, come in una normale famiglia erano all’ordine del giorno litigi e urla.

I Ramones compaiono in molti cartoni animati e in molti dialoghi di serie televisive. La cultura americana ha accettato ed adottato questa band i cui componenti sembravano usciti da una serie di fumetti, le loro canzone fanno spesso da colonna sonora a videogiochi.

Eccovi qua i Ramones con :”I wanna be sedeted

The Skatalities

•16 aprile 2010 • 2 commenti

Eccoci qua a parlare di musica Ska, parlando di questo genere non si possono che introdurre i “The Skatalities“, grazie a questo gruppo abbiamo il nome di questo genere musicale. La band è stata attiva il 1963 e il 1965 per poi tornare assieme nel 1983 fino ai giorni nostri. Gli Skatalities sono nati in Jamaica, il loro sound è permeato di musica reggae e di sonorità latine. Ascoltando una delle loro canzoni il primo pensiero che attraversa la nostra mente è quello di una spiaggia soleggiata, senza accorgersene ci si ritrova subito a muoversi a tempo, ondeggiando un po’ la testa quasi a simulare le onde del mare.

The Skatalites durante un concerto (fonte Wikipedia)

I fondatori della Skatalites erano Trevor Simmons , Tommy McCook (morto nel 1998), Rolando Alphonso (morto nel 1998), Lloyd Brevett , Lloyd Knibb , Lester Sterling , Don Drummond (morto nel 1969), Jah Jerry Haynes (morto nel 2007), Jackie Mittoo ( morto 1990), Johnny Moore (morto nel 2008) e Jackie Opel (morto nel 1970). Oggi i membri della band sono: Lloyd Knib, Doreen Shaffer, Lester Sterling, Rohan Gordon, Kevin Batchelor, Cedric “IM” Brooks, Val Douglas, Trevor Simmons, Andrae Murchison, Cameron Greenlee. La band ha prodotto la bellezza di ventidue album in studio.

Qui sotto la loro canzone più famosa “Guns of Navarone”

Lee ‘Scratch’ Perry

•16 aprile 2010 • 1 commento

Lee Perry è una delle personalità più geniali nella storia del reggae e più in particolare del dub, ed è riconosciuto che senza di lui la storia di questo genere musicale non sarebbe quella che è.

Nato nel 1936, non ancora maggiorenne si trasferisce a Kingstone, dove inizia a lavorare come tuttofare per Clement ‘Coxsone’ Dodd nel celebre Studio One. Qui Perry  recita a seconda delle esigenza del suo datore di lavoro il ruolodi talent-scout e scrittore non accreditato, prima di passare dietro al mixer e all’occorrenza davanti al microfono, ma la situazione non era destinata a durare; l’artista, caratterizzato per un carattere impulsivo ed eccentrico, si riteneva infatti sfruttato e nel 1966 Lee abbandona Coxsone stufo di essere sottopagato per il suo lavoro.

Inizia dopo un anno una nuova collaborazione, stavolta con il produttore Joe Gibbs, ma l’esito è lo stesso: una serie di hits prodotte da Gibbs ed il successivo divorzio prematuro richiesto da Perry, che continua a lamentarsi per non ricevere la giusta retribuzione.

Dopo questa rottura fonda finalmente la sua etichetta, la Upsetter, e la sua band, The Upsetters ottenendo subito un grande successo anche fuori dalla Jamaica, in Gran Bretagna precisamente, dove il reggae inizia a conquistare adepti anche fuori dalla cerchia degli immigrati caraibici e dove la label Trojan pubblica i suoi primi singoli.

Proprio in questi anni incontra Bob Marley, che si rivolge a lui per rinnovare il suo sound e dopo aver pubblicato qualche pezzo e avere fatto insieme delle lunghe jam session, Bob propone al nucleo degli Upsetters di diventare membri fissi dei Wailers. Il mix tra la sensibilità sociale di Marley e il misticismo di Perry danno vita a pezzi fondamentali per la storia del reggae come “Small Axe“, “Duppy Conqueror“, “400 Years“. Ma anche l’idillio con i Wailers finisce quando, nel 1973, la band firma con la Island.

Perry continua comunque per la sua strada: ben prima che si iniziasse a parlare di musica sperimentale o di campionamenti mette nei pezzi spari di pistola, pianti di bambini e versi di animali. A Lee va anche il merito di promuovere nuovi avventurosi ritmi di cui confeziona varie versioni accelerando il processo creativo che porterà all’avvento del dub e il nuovo  deejay style con le pionieristiche registrazioni di personaggi come U Roy, Dennis Alcapone e Dillinger.

Cavalcando l’onda del suo successo apre un suo studio di registrazione, i Black Ark Studios e chiama il miglior collaboratore possibile a lavorare con lui, King Tubby. Tra il ’74 e il ’79 Perry produce hits incredibili dei suoi ritmi e alcuni dei più grandi album reggae e roots mai prodotti come “War In A Babylon” di Max Romeo o “Super Ape” dei The Upsetters. Le session di registrazione che si svolgono ai Black Ark sono dei veri e propri party aperti a tutti (la porta era fisicamente spalancata), ma sono anche l’espressione della geniale follia di Perry che pulisce la testina delle cassette con la sua maglietta o soffia il fumo di marijuana sui nastri per dare un suono “sporco” ai pezzi.

Le cose, musicalmente parlando, vanno alla grande ma troppo alla sua instabile mente di Perry, che in quel periodo fa uso praticamente ininterrotto di alcool e di droghe di ogni tipo; Così una mattina del 1983 i Black Ark Studios vengono dati alle fiamme. Non si ha la certezza se sia stato lo stesso proprietario ad appiccare il fuoco ma appena dopo l’accaduto rilascia una dichiarazione sconclusionata:

” Volevano mangiarmi! Erano troppo neri e troppo terrificanti, anche se sono nero, dovevo distruggerli per salvare la mia mente”.

Dopo questo ‘incidente’, Perry inizia un’inquieta peregrinazione in giro per il mondo che dura ancora oggi; L’artista  collabora con artisti di ogni tipo (anche lontani dal reggae), registra album stupefacenti e incide materiale molto valido insieme a personaggi emergenti e la sua continua sperimentazione non è mai terminata.

Sex Pistols

•16 aprile 2010 • Lascia un commento

I Sex Pistols sono stati uno dei più influenti gruppi punk rock britannici e una grande icona dell’ondata punk.

L’inizio del gruppo, originariamente composto dal cantante Johnny Rotten, dal chitarrista Steve Jones, dal batterista Paul Cook e dal bassista Glen Matlock, poi sostituito da Sid Vicious, risale al 1975, a Londra. Anche se la loro carriera durò solo tre anni, pubblicando solo quattro singoli e un album in studio, i Sex Pistols vennero descritti dalla BBC come la sola punk rock band inglese“. Il gruppo è spesso indicato come il fondatore del movimento punk britannico e il creatore del primo divario generazionale con il rock ‘n’ roll.

I Sex Pistols emersero come risposta a ciò che era sempre visto come più eccessivo, come il rock progressivo e le produzioni pop della metà degli anni settanta. Il gruppo creò molte controversie durante la sua breve carriera, attirando l’attenzione su di sé, ma mettendo spesso in secondo piano la musica. I loro show e i loro tour erano ripetutamente ostacolati dalle autorità, e le loro apparizioni pubbliche spesso finivano disastrosamente. Il singolo del 1977 “God Save the Queen“, pubblicato appositamente durante il giubileo d’argento della regina d’Inghilterra, è stato considerato un attacco alla monarchia e al nazionalismo inglesi.

Johnny Rotten lasciò il gruppo nel 1978, durante un turbolento tour negli Stati Uniti; il trio rimasto continuò fino alla fine dell’anno, ma si sciolse all’inizio del 1979. Con Lydon il gruppo organizza un concerto nel 1996 per il “Filthy Lucre Tour” (concerto a scopo di lucro, traducibile anche in “Tour per il lurido guadagno”), anche se senza Sid Vicious, morto di overdose, probabilmente suicida, nel 1979 a soli 21 anni.

Punk

•16 aprile 2010 • 2 commenti

La genesi del punk rock, iniziata con le sperimentazioni rock di band come “Who”, “Velvet Underground” e “New York Dolls”, attraversa il momento chiave e fondamentale all’inizio degli anni settanta, a Detroit (USA), quando un ragazzo, che prenderà il nome di “Iggy Pop”, ed altri amici fondano una band chiamata “Stooges”, già protagonisti del movimento proto-punk, che, sebbene abbia avuto una notorietà ed un successo commerciale inferiore a quello dei primi protagonisti del punk rock, ha un ruolo fondamentale della nascita del genere.

Gli Stooges, infatti, pur non caratterizzandosi per il talento e l’eclettismo tecnico tipici delle band citate poco sopra, divengono fondamentali sotto due principali profili. Innanzitutto, l’aggressività e la velocità della musica, che prevede chitarre distorte, riff abbastanza semplici così come le linee di basso, e batteria molto presente. A ciò si aggiunge l’intensità delle esibizioni musicali, il modo di porsi frequentemente di rottura e di contrapposizione.

Risulta impossibile collocare l'”ideologia” punk odierna in un’unica corrente di pensiero, dato che col tempo, il movimento si è suddiviso in un’infinità di diverse classificazioni, che vanno dall’anarchismo al comunismo fino al nazismo, oppure semplicemente la neutra apoliticità. Ad unire tutti gli appartenenti al movimento punk sotto un’unica causa è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose.