B.B. King

B.B. King

“Molte notti sono passate viaggiando, da una città all’altra senza pausa, per oltre 50 anni. Ho registrato moltissimi dischi, ho avuto, come tutti, momenti buoni ed altri cattivi, ma il Blues è stata sempre la costante della mia vita. Posso aver perduto l’emozione per altre cose, ma non per il Blues. E’ stato un lungo percorso, difficile e duro, la vita notturna della strada non è certo una vita sana e bella, piena di addii e solitudine, ma anche capace di grandi emozioni; tornassi indietro rifarei la stessa scelta, perché la notte con tutto ciò che rappresenta è stata la mia vita”.

Questa è una dichiarazione di Riley King, ovvero B. B. King, nasce a Itta Bena nel Mississippi (in una piantagione di cotone), il 16 Settembre 1929.
Il padre chitarrista accompagnava la madre predicatrice nella Chiesa Metodista.

Questa fu una situazione tipica di molti musicisti blues e jazz americani, un’impronta “esistenziale” tipica dello sviluppo della musica blues.
Infatti, è grazie a questi stimoli che il giovane musicista comincia a cantare con la madre, la quale muore però sfortunatamente quando lui ha solo sette anni.
Allevato dai nonni, riceve la prima chitarra a quattordici anni e con essa comincia a cantare in gruppi Gospel nei paesi vicini.

Durante questo periodo incontra un cugino, un noto bluesman chiamato “Bukka White”.
Inizia allora ad avviciniarsi al mondo della musica nera, anche se i suoi esordi nel mondo dello spettacolo lo vedono dietro una consolle radiofonica come conduttore in una radio locale.
E’ qui che comincia a farsi chiamare “Riley King, the blues boy from beale street“, poi adottando lo pseudonimo di Blues Boy, che diventerà ben presto solo B. B. King.

La sua carriera come chitarrista comincia suonando agli angoli delle strade. Grazie all’appoggio del cugino Bukka White riesce a farsi notare e, nel 1948, si esibisce in un programma radiofonico con Sonny Boy Williamson. Da allora inizia ad ottenere degli ingaggi fissi qua e là, ammaliando chiunque riesca a sentire la sua musica.

Lucille

Il famoso episodio della propria chitarra “Lucille“. Durante un’esibizione in una sala riscaldata dalle fiamme di una improvvisata stufa a Kerosene, due uomini iniziano a litigare per una donna, Lucille per l’appunto. Nel

corso della rissa che si scatena, il locale prende fuoco, tutti fuggono, ma B. B. King torna all’interno per recuperare il proprio strumento che da allora porta il nome della donna.

Il suo primo successo “Three O’Clock Blues”, lo porta a farsi conoscere a livello nazionale e da allora la sua attività concertistica diviene quasi frenetica. A seguito anche dell’affermarsi del blues negli Stati Uniti come in Europa, il successo di B.B. King supera i confini nazionali fino a portarlo, nel 1967, ad esibirsi al Montreux Jazz Festival.

Gli artisti che dichiarano B. B. King tra le loro influenze principali non si contano: Eric Clapton, Mike Bloomfield, Albert Collins, Buddy Guy, Freddie King, Jimi Hendrix, Otis Rush, Johnny Winter, Albert King e molti altri e non c’è chitarrista blues, famoso o sconosciuto, che non abbia in repertorio qualche fraseggio del “maestro”.

Con gli anni arrivano innumerevoli riconoscimenti dai Grammy Awards a moltissimi premi legati al mondo della musica e dell’arte. Nel 1996, viene pubblicata la sua autobiografia “Blues All Around Me“.

Tuttora B. B. King è uno degli interpreti più apprezzati e seguiti nella scena musicale. Pur tra mille influenze, compromessi, concessioni al mondo dello spettacolo, non gli si può negare il fatto di avere portato il blues ad un pubblico vastissimo ed aver contribuito con la sua figura al successo di questo genere musicale.

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~ di gionnyb su 6 aprile 2010.

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