WOODSTOCK

Il festival di Woodstock si svolse nei giorni 15, 16, 17 agosto 1969 a Bethel, piccola località della contea di Sullivan nello stato di New York e fu probabilmente il più importante evento collettivo nella storia della musica rock.

Organizzato inizialmente come un semplice rock festival di provincia, accolse inaspettatamente per tre giorni e tre notti più di 400.000 giovani (secondo fonti non certe si arrivò addirittura alle 800.000 persone) e artisti tra i migliori del panorama musicale di quegli anni, quali Joan Baez, Canned Heat, Creedence Clearwater, Greatful Dead, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Santana, The Who, Joe Cocker e Jimi Hendrix per citare i nomi più noti.

L’importanza storica di questo evento dipese tanto dal punto di vista musicale, quanto da un punto di vista politico e sociale: le date in cui ebbe luogo, infatti, vengono fatte coincidere con la consacrazione mediatica della rivoluzione culturale del ’68 e il culmine dell’era hippie.

Migliaia di giovani americani, per tre giorni, abbandonarono i propri interessi personali per dedicarsi a qualcosa che, a posteriori, viene visto come un sogno collettivo di riforma della società. Chi può rendersi conto di cosa in realta’ volle dire radunarsi in 400.000  spesso sotto una pioggia costante, felici di cantare a squarciagola e di fare l’amore liberamente, senza inibizione e restrizione alcuna, inneggiando come mai prima d’ora si era osato, ad una liberta’ legittimata e conquistata “sul campo”.

Una liberta’ che si sarebbe consumata molto in fretta, e sarebbe stata successivamente inghiottita dai rigidi schemi della Societa’ moderna, gia’, proprio quegli schemi che gli ammirevoli giovani di Woodstock avevano cercato (in alcuni casi con successo) di combattere, prima, e di abbattere, poi. Ma si tratto’, in fondo, di una illusione, di una SPLENDIDA quanto spietata illusione che ebbe la durata di tre giorni, tre giorni concitatissimi e di grandissima intensita’, non più riscontrabili in qualunque festival che lo ha succeduto.

In realta’ presto ci si accorse di come quei tre giorni folli di pace, amore,liberta’, musica e… fango (tanto fango….) dovessero alla fin fine rappresentare piu’ un definitivo punto di arrivo storico anziche’ l’avvio di un nuovo movimento (come probabilmente si spero’).

Le note distorte e nevrotiche di STAR SPLANGED BANNER, inno americano rivisitatato da Jimi Hendrix, che hanno concluso il festival in un’alba di un Agosto lontanissimo e perso nel tempo, risuonano oggi in forma di psichedelico e surreale eco. Quei giovani hippies a meta’ tra sonno piacevolmente disturbato e stato di insonnia apparente e’ il documento piu’ rappresentativo di una generazione che non voleva morire tra le fiamme di una guerra e l’estremo bigottismo dei propri genitori. Woodstock s’impose, e per l’eternita’, come  fenomeno di massa che avrebbe sancito la rinascita del movimento contro-culturale ma allo stesso tempo anche la sua morte e dissoluzione, senza la possibilita’ di tornare indietro e poter cambiare quel mondo il quale, nel giro di pochi anni, sarebbe tornato in possesso dei pieni poteri.

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~ di vjchris3 su 4 aprile 2010.

2 Risposte to “WOODSTOCK”

  1. E’ vero, è un grande peccato esserci persi nuovamente, aver dilapidato quanto venne conquistato a furor di barricate e lotte di piazza. Questo è il segno dei tempi, la musica non c’entra più, perché, semplicemente non c’è più musica. Le buone cose oggi vivono, come i mutanti sotto terra mettono il muso fuori solo quando qualcuno si accorge di loro, troppo tardi per evitare che anch’esse vengano contaminate dal business e dalla fame di denaro. Quello che mi brucia di più è che questo mondo lo sta rovindando proprio chi 40 anni fa lo aveva cercato di salvare: i nostri padri, incapaci e inclini ai più meschini privilegi! Dovrebbe ripetersi la storia…

  2. Grazie per il commento, è davvero una riflessione azzeccata! coloro che hanno provato a cambiare le cose, o almeno una parte di essi, è diventata oggi la stessa gente che 40 anni fa loro stessi ripudiavano!

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